Storia del museo

La storia della Galleria d’Arte Moderna di Roma si sviluppa in stretta relazione con quella dell’amministrazione capitolina, che fin dal periodo postunitario porta avanti una politica continuativa di promozione e valorizzazione delle arti.

In questo contesto, nel 1925 la collezione viene presentata per la prima volta al pubblico nelle sale di Palazzo Caffarelli. Nei decenni successivi il percorso dell’istituzione attraversa fasi complesse, segnate da trasferimenti, chiusure e dispersioni, riflesso dei profondi cambiamenti politici e istituzionali del Paese.

Solo nel 2011 la Galleria ottiene finalmente una sede stabile nell’ex convento seicentesco di San Giuseppe a Capo le Case, dove riapre nella sua configurazione definitiva, restituendo alla città un patrimonio fondamentale per comprendere l’arte italiana tra Otto e Novecento.

La storia della Galleria d’Arte Moderna è strettamente legata a quella dell’amministrazione comunale e ha le sue origini nel periodo postunitario, quando Roma, divenuta capitale d’Italia, cambia volto. Tra i nuovi edifici, il Palazzo delle Esposizioni, su via Nazionale, apre nel 1883 con l’Esposizione Internazionale di Belle Arti: è l’occasione per il Comune di Roma di fare i primi acquisti. Tra questi, Cleopatra di Girolamo Masini e gli acquerelli della serie Roma pittoresca di Ettore Roesler Franz. Questi ultimi saranno però trasferiti nel 1930, costituendo il primo nucleo delle collezioni del neonato Museo di Roma.

Fin dalle origini, l'Amministrazione Capitolina conduce una politica di acquisti continua e tenace, animata dal duplice scopo di promuovere le arti e incoraggiarne la produzione, nonché di dotare la capitale di una ricca collezione a testimonianza del suo rinnovato prestigio. Le mostre della Secessione Romana, svoltesi tra il 1913 e il 1916, e le Biennali di Roma degli anni 1921, 1923 e 1925 saranno nuove occasioni di incremento della collezione.

Si può far risalire la nascita dell’attuale GAM alla prima apertura al pubblico di queste collezioni nel 1925, quando Settimo Bocconi ne cura l’allestimento a Palazzo Caffarelli, in Campidoglio, come parte del più ampio Museo Mussolini. Sono 137 le opere esposte in questa sede, oltre agli acquerelli di Ettore Roesler Franz, e molte rivelano il legame che la collezione ha sempre avuto con Roma e i fenomeni artistici della città: sono presenti opere del movimento In arte libertas, dei XXV della Campagna Romana, delle già citate Secessioni e Biennali e si distinguono dipinti come Il dubbio di Giacomo Balla, I civettari di Vittorio Grassi e Violette di Enrico Lionne.

Dopo una chiusura di qualche anno, la collezione riaprirà con la nuova denominazione Galleria Mussolini nell’ottobre 1931, con un allestimento curato da Antonio Muñoz sempre a Palazzo Caffarelli. Il nuovo museo deve molto alla nascita della Quadriennale, anch’essa per volontà del Governatorato. In occasione delle diverse edizioni ospitate al Palazzo delle Esposizioni tra il 1931 e il 1943, la collezione si arricchisce con numerose acquisizioni, tra cui Il Pastore di Arturo Martini, vincitore della Quadriennale, e dipinti di Massimo Campigli, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Giorgio Morandi, Scipione e Gino Severini. A dare la misura della politica culturale di quegli anni, basti considerare che le opere acquistate per la Galleria Comunale nelle Quadriennali ammontano a 348.

Nonostante la politica di acquisti non si arresti, neppure durante il secondo conflitto mondiale, è la storia della Galleria a interrompersi. Nel 1938, infatti, una convenzione tra il Ministro dell’Educazione, Giuseppe Bottai, e il Governatore di Roma, Piero Colonna, sancisce la soppressione della Galleria Mussolini e dispone il deposito temporaneo delle opere della collezione presso la Regia Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Valle Giulia.

Nel 1944 la Commissione Storia e Arte stabilisce la nuova denominazione del museo che diventa Galleria Comunale d'Arte Ottocentesca e Contemporanea, mantenendo la sede a Palazzo Caffarelli.

Il dopoguerra apre una nuova fase, segnata dalla necessità di ricostituire un assetto stabile per le collezioni disperse. Cominciano così le trattative con lo Stato per il rientro delle opere depositate presso la Galleria Nazionale, in vista della ricostituzione di quella comunale. Nel 1950 il Comune decide di trasferire la collezione da Palazzo Caffarelli a Palazzo Braschi, nuova sede del Museo di Roma. Aperto nel 1952, il nuovo museo, il cui allestimento è curato da Carlo Pietrangeli, ospita nelle sale degli ultimi due piani le opere appartenenti alla Galleria Comunale d'Arte Moderna.

Le difficoltà nella ricomposizione della collezione e nell’individuazione di una nuova sede per la Gallera d’Arte Moderna proseguiranno per decenni. Nel 1963, Pietrangeli ottiene la restituzione di un ulteriore nucleo dalla Galleria Nazionale e trasferisce parte delle collezioni al Palazzo delle Esposizioni, inaugurando la Mostra di una selezione di opere che, nata come temporanea, rimane esposta fino al 1972. In quell'anno, l'inaugurazione della decima Quadriennale impone un nuovo disallestimento; le opere vengono trasferite nei depositi, dove rimangono fino al 1981, per essere quindi spostate in quelli di Palazzo Braschi e in altri locali comunali.

Negli anni Ottanta si accende il dibattito pubblico sulla necessità di trovare una nuova collocazione permanente per la Galleria d’Arte Moderna. Dopo una serie di proposte, nel 1989 viene individuato l’ex stabilimento della Birra Peroni come sede definitiva. Contestualmente, a causa dei lunghi tempi richiesti per i lavori, si indica come sede provvisoria l’ex convento di San Giuseppe a Capo le Case, in via Francesco Crispi. In questa sede, nel 1995, sotto la direzione di Giovanna Bonasegale, apre la Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea.

La riapertura rappresenta un traguardo importante, ma il percorso istituzionale non è ancora giunto al suo assetto definitivo. Nel 1999, la Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea si trasferisce nella rinnovata sede dell'ex Birreria Peroni. Ma all’inizio del nuovo millennio si decide di destinare questa sede esclusivamente alla selezione di opere legate più strettamente all’arte contemporanea. Nel 2002 apre quindi il MACRO e, nell’ex convento di San Giuseppe a Capo le Case, si avviano i lavori di adeguamento a sede museale.

Nella sede di via Crispi la Galleria d'Arte Moderna trova la sua collocazione definitiva nel 2011, quando riapre al pubblico con la mostra Luoghi, figure, nature morte. Opere della Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale, segnando il ritorno della collezione a una dimensione pienamente pubblica e accessibile.

In occasione del centenario della Galleria d'Arte Moderna, nel 2025, è stato riportato alla luce il dipinto murale seicentesco di suor Eufrasia della Croce, al secolo Flavia Benedetti, abitante del convento di San Giuseppe a Capo le Case.