Pompeo Fabri, Mandorli, 1915
Pompeo Fabri raffigura una distesa collinare ricoperta di mandorli in fiore, dominata da una casa di campagna immersa in una luce rarefatta e poetica. L’acquerello, giocato su una gamma di verdi, azzurri e rosa pallidi, restituisce la freschezza luminosa di una scena primaverile, in cui le ombre allungate si proiettano sul pendio, accentuando i contrasti tra luce e vegetazione.
L’opera riflette l’interesse dell’artista per lo studio della luce e dell’atmosfera, unito a una semplificazione formale che non rinuncia alla solidità della composizione. La pennellata fluida e la resa sintetica delle masse vegetali esprimono una libertà interpretativa che guarda agli effetti percettivi, senza abbandonare il controllo del disegno.
A questa data, Fabri ha già raggiunto una piena autonomia stilistica, dopo la formazione presso Giacomo Maes e l’influenza dello zio Onorato Carlandi, da cui eredita la passione per il paesaggio e la tecnica dell’acquerello. È in questi anni che si avvicina al gruppo dei “XXV della Campagna Romana”, condividendone l’attenzione per il paesaggio laziale e per le variazioni luministiche legate alle stagioni.
Mandorli fu esposta alla mostra della Società Amatori e Cultori delle Belle Arti di Roma nel 1918 e acquistata in quell’occasione. L’opera è rappresentativa della sua produzione paesaggistica, fatta di scorci intimi, modulati da un lirismo pacato e silenzioso.
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