Mimì Quilici Buzzacchi, Il bianco inverno del 1963, 1963

Mimì Quilici Buzzacchi
(Medola, MN, 1903 - Roma, 1990)
Il bianco inverno del 1963, 1963
olio su tela, 83 x 101 cm
inventario AM 425

Mimì (Emma) Quilici Buzzacchi-Il bianco inverno del 1963

L'inverno del 1963 è ricordato come uno dei più gelidi del XX secolo, con un fine gennaio glaciale in molte città della penisola italiana. Difficile identificare il paesaggio innevato ritratto da Mimì Quilici Buzzacchi in Il bianco inverno del 1963, considerando che l'artista, dopo il trasferimento nel 1945 a Roma, nuovo "spazio affettivo" dopo la tragedia della guerra e la scomparsa del marito, alterna le vedute della Città Eterna (e in particolare del Lungotevere e di Monte Mario) con la raffigurazione delle valli lombarde, del ferrarese e del delta del Po, luoghi cui è affezionata sin dall'infanzia.

Proveniente dalla collezione privata dell'artista, questo paesaggio invernale con colline e alberi rappresenta in modo significativo la stagione matura di Quilici Buzzacchi che, dopo una fase figurativa di spigliata descrittività, a partire dalla metà degli anni Cinquanta, volge sempre più verso forme astratte e sintetiche, di memoria cézanniana e morandiana.

La sensibilità narrativa e poetica dell'artista - fervente autodidatta, se si escludono le lezioni presso il pittore piemontese Edgardo Rossaro - si declina ampiamente nel paesaggio e nella veduta urbana e in una vasta produzione xilografica, sempre alla ricerca di una lettura "moderna" della regola umanistica.

Nel 1963 l'opera è stata esposta alla IV Rassegna delle Arti Figurative di Roma e del Lazio tenutasi al Palazzo delle Esposizioni, quindi alla Galleria Anthea di Roma; acquistata l'anno successivo, è entrata a far parte delle collezioni capitoline.

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