Un nuovo interesse per il paesaggio - 3° sala al I piano

Dalla seconda metà degli anni Venti, insieme ai temi prediletti della “Natura morta” e “Figura”, torna a manifestarsi nella pittura di Trombadori un nuovo interesse per il paesaggio. Tale interesse si evidenzia nel 1927 con l’esposizione della “Piccola stazione italiana“ all’annuale Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti, nella sala in cui Margherita Sarfatti presentava gli artisti romani di Novecento Italiano, che insieme a Trombadori, erano: Virgilio Guidi, Carlo Socrate, Gisberto Ceracchini, Riccardo Francalancia, Amerigo Bartoli, Leonetta Cecchi Pieraccini, Luigi Trifoglio, Romano Romanelli e Attilio Torresini.

Con il passare del tempo il tema del paesaggio sarà sempre di più al centro degli interessi del pittore che indagherà con insistenza determinati scorci della città o della campagna, spesso li replicherà con poche differenze di luce o di angolazione, meditando profondamente sul colore e sul tono della composizione, in modo simile a quanto aveva finora fatto nei ritratti e nelle nature morte.
Non è la prima volta che Trombadori dipinge paesaggi – ne sono magistrali esempi “Siracusa mia!” e il “Viale di Villa Strohl-Fern”, probabilmente il suo ultimo quadro dipinto en plain air - tuttavia in questa sua rinnovata predilezione, il quadro non è quasi mai dipinto dal vero, ma è preceduto da uno studio accurato del luogo, condotto tramite piccole fotografie in bianco e nero di circa cm 5 x 10, scattate da lui stesso, alle volte aiutandosi anche con brevi schizzi molto sommari nei quali indica i colori delle cose. Alcune foto hanno la quadrettatura a matita per il riporto sul quadro e non è raro che pure una fotografia di un proprio quadro venga quadrettata e, a sua volta, utilizzata per essere nuovamente replicata, in tutto o in parte, in un processo di approfondimento dell’indagine pittorica che si può protrarre per anni sul medesimo luogo.
Guidato in questa sua ricerca dall’esempio di Cézanne, dalla sua ostinata analisi di uno stesso soggetto come era la serie delle Montaigne saint Victoire, Trombadori è lontano anni luce dalla ricerca dell’aneddoto e dello scorcio pittoresco o ameno. Si misura con il paesaggio come in precedenza aveva fatto con i quadri di “Figura” o di “Natura morta” e porta in atelier l’oggetto della propria indagine. É lì – nello Studio - che il pittore ottiene il processo di trasformazione dell’oggetto – qualunque esso sia - a soggetto pittorico; egli lo pone in un luogo altro, lontano da qualsiasi tentazione aneddotica o transitoria, come il cambiamento di luce derivante dalle condizioni meteorologiche. Lo sottrae al contingente e punta, così, all’essenza di ciò che realmente è, e non di quel che appare.

Dipinto

Francesco Trombadori

1930
Dipinto

Francesco Trombadori

1930-31
Dipinto

Francesco Trombadori

1922 circa
Dipinto

Francesco Trombadori

1923 circa
Dipinto

Francesco Trombadori

1923 circa
Dipinto

Francesco Trombadori

1923 circa
Dipinto

Francesco Trombadori

1925 circa
Dipinto

Francesco Trombadori

1925 circa
Dipinto

Francesco Trombadori

1928 circa
Dipinto

Francesco Trombadori

1937 circa