Il dopoguerra - 1° sala al III piano

Francesco Trombadori prende parte con un “Paesaggio” alla mostra “Arte contro la barbarie, artisti romani contro l’oppressione nazifascista” organizzata nel 1944, per “L’Unità”, da Felice Platone, Antonino Santangelo, Amerigo Terenzi e Antonello Trombadori.
Avviato il faticoso processo di ricostruzione, nell’immediato dopoguerra nascono nuovi punti di ritrovo che coesistono con quelli già esistenti. Chiusi i battenti del Caffè Aragno, ora i luoghi di incontro degli artisti sono il caffè Greco, Canova e Rosati a Piazza del Popolo, o la trattoria dei Fratelli Menghi sulla Via Flaminia.

Vi si incontrano e discutono animatamente con i maestri più anziani gli artisti del “Fronte nuovo per le arti” - Corpora, Fazzini, Guttuso, Monachesi, Turcato – che espongono nel 1946 alla Galleria del Secolo di Roma, con i giovani artisti fondatori della rivista “Forma” - nel 1947: Accardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfilippo,Turcato - o de L’ Age d’or, la bottega d’arte gestita da Perilli, Dorazio e Guerrini, promotrice tra l’altro della mostra “Arte astratta e arte concreta” alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1951.

Sono anni molto fecondi ma complicati, durante i quali l’arte italiana è divisa tra opposte fazioni non solo artistiche ma anche politiche, come sintetizzava già nel 1948 Antonello Trombadori che scriveva su “Avanti!”: “le lotte degli uomini sono entrate di prepotenza a rendere più complessi i problemi della pittura e della scultura”.
Astratti o figurativi, formalisti o informali, sono impegnati in un aspro dibattito che perviene a toni molto accesi e, via via, si radicalizza costringendo la maggior parte degli artisti, critici, pubblico e galleristi a schierarsi sull’uno o sull’altro fronte. Il terreno dello scontro è costituito dalle mostre: rassegne piccole e grandi, come la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma o premi e concorsi indetti da diversi Enti e Comuni italiani. Nonostante le dure polemiche artistiche, Francesco Trombadori continua a dipingere. Sebbene egli abbia scritto per un quarto di secolo di critica d’arte, decide di pronunciarsi esclusivamente attraverso le proprie opere, esposte a Roma nelle personali alla Galleria Il Vantaggio di Giuseppe Sciortino, alla Tartaruga di Plinio de Martiis, alla Galleria Russo o a Milano, al Centro Artistico San Babila.

Tenacemente consapevole delle ragioni della propria pittura egli lavora appartato, nel suo studio a Villa Strohl-Fern, dove ha vissuto con la propria famiglia. Ritrova l’antica vena poetica e guarda ancora al paesaggio, dipingendo chiare vedute di Roma, passaggi a livello, piazze e chiese, immerse in una luce neometafisica, assolutamente mentale, con una tavolozza chiara e tonale. È sempre il “mestiere” che lo guida. Ancora una volta le sue opere sono lontane da ogni tentazione polemica, ed è ancora quella pittura “tranquilla e pulita e chiara, commossa con riflessione”, rilevata già nel 1938 da Adriano Grande e dal pittore perseguita con coerenza fino alla fine.

Dipinto

Francesco Trombadori

1950
Dipinto

Francesco Trombadori

1953
Dipinto

Francesco Trombadori

1960
Dipinto

Francesco Trombadori

1955
Dipinto

Francesco Trombadori

1956
Dipinto

Francesco Trombadori

1956
Dipinto

Francesco Trombadori

1958
Dipinto

Francesco Trombadori

1954
Dipinto

Francesco Trombadori

1959
Dipinto

Francesco Trombadori

1959