Figure e ritratti - 2° sala al I piano

Il quadro “Siracusa mia!” (1919 c.), esposto nel 1922 alla mostra annuale degli Amatori e Cultori di Belle Arti, segna un punto di arrivo nella pittura di Trombadori il quale, tra il 1920 e il 1923, supera progressivamente, ma definitivamente, la sua breve stagione divisionista.
Nel 1923, alla Seconda Biennale romana, Trombadori affida ad un ritratto il compito di presentare il nuovo corso della sua pittura, ed espone “Ritratto di signorina” nella sala V, con Carlo Socrate e Antonio Donghi, artisti anch’essi accolti dalla critica come “Neoclassici”.

La giovane donna ritratta è atteggiata in posa leonardesca, immersa in una luce radente che consente al pittore di indugiare sul tono chiaro dell’incarnato del volto e sul profilo della mano, che contrastano con il fondo scuro e si stagliano netti contro l’abito nero.
L’opera è la risposta di Trombadori, con i mezzi pittorici, al dibattito in corso sulla necessità di tornare al mestiere e di studiare le opere degli antichi maestri nei musei, un dibattito fatto scaturire tra gli artisti riuniti attorno alla rivista “Valori Plastici” dagli articoli scritti da Giorgio de Chirico sin dal 1919.
La svolta neoclassica di Trombadori coincide anche con la ricerca di una nuova oggettività e inizia con la modificazione radicale nella propria tavolozza, nella quale esordisce il colore nero; una scelta difficile che ratifica la fine del divisionismo e delle brillanti atmosfere dei quadri del decennio precedente.
Negli stessi anni una scelta simile coinvolgeva anche i maggiori artisti europei, come testimonia il catalogo della Seconda Biennale romana, in cui il “Ritratto di Signorina” è pubblicato accanto ad un perfetto ritratto di donna di Picasso dipinto in stile pompeiano.
Il carattere europeo della tendenza è sancito nel 1925 dal critico tedesco Franz Roth che adopera l’espressione “Magischer Realismus” per rappresentare gli artisti della “Neue Sachlickeit”, un realismo caratterizzato dalla resa minuziosa degli oggetti, immersi in atmosfere terse e stranianti.
In Italia il termine “Realismo Magico”, viene adoperato in letteratura quasi contemporaneamente anche dallo scrittore Massimo Bontempelli, che ne descrive le caratteristiche: “Precisione realistica di contorni, solidità di materia ben poggiata sul suolo e intorno come un’atmosfera di magia che faccia sentire, traverso un’inquietudine intensa, quasi un’altra dimensione in cui la nostra vita si proietta”.
Il “ritratto di signorina” non è che il primo di una serie di ritratti che Trombadori invia alle maggiori esposizioni nazionali e internazionali.
Tra i primi si ricordano il “Ritratto dell’attrice Giovanna Scotto” (Collezioni del Quirinale, Roma), esposto nel 1924 alla “Mostra dei Venti artisti italiani” di Ugo Ojetti, presso la Galleria Pesaro di Milano, e il cosiddetto “Nudo” - anche noto come Nudo del Novecento - (Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma), nel 1926 alla Prima Mostra
del Novecento Italiano di Margherita Sarfatti che inaugura la vasta stagione espositiva del gruppo in Italia e all’estero.

Dipinto

Francesco Trombadori

1928
Dipinto

Francesco Trombadori

1928
Dipinto

Francesco Trombadori

1929
Dipinto

Francesco Trombadori

1932
Dipinto

Francesco Trombadori

Dipinto

Francesco Trombadori

1933 circa
Dipinto

Francesco Trombadori

1928 circa
Dipinto

Francesco Trombadori

1927
Dipinto

Francesco Trombadori

1934
Dipinto

Francesco Trombadori

1930 circa