Disegni e illustrazioni - Sala della Grafica al III piano

Figlio di Antonino Trombatore “libraio in Via Maestranza, stampatore, incisore e legatore di libri”, il giovane Trombadori ha dimestichezza con il disegno sin dalla giovinezza.
Le prime prove dimostrano la maturità raggiunta già negli anni dell’Accademia, verso il 1906, mentre le cronache riferiscono delle acquetinte e dei notevoli “studi di nudo al bistro e alla sanguigna e quelle deliziose vedute della campagna romana: Viale dei Parioli, Lago di Nemi, Monte Mario, che così come son rese (eseguite a conté fissato e poi colorato), manifestano tutta la perizia tecnica del bravo giovane”, esposti sin dagli esordi, nel foyer del Teatro Massimo di Siracusa nel 1911.

Nell’attività di illustratore condotta fino al 1921, come anche nelle prime prive prove conosciute di disegno, si nota l’influsso della cultura d’oltralpe, in particolare della rivista «Jugend», pubblicata a Vienna tra il 1896 e il 1922 o della berlinese «Lustige Blätter», uscita tra il 1886 e il 1944.
Dopo il 1920, negli anni del cosiddetto “Ritorno all’Ordine”, in linea con una ripresa “neoclassica” della pittura, il disegno si semplifica e arriva ad essere un unico tratto continuo ed elegante, in alcuni casi eseguito prima a matita e poi ripassato con l’inchiostro, in altri eseguito di getto, quando l’immagine è ormai sedimentata e completamente compresa nelle sue linee essenziali. In questo caso il disegno si situa alla fine del lungo percorso di generazione dell’immagine, come in alcuni studi di Nudi di donna conservati nel suo Archivio che, infatti, non sono preparatori per un quadro ma sono stati eseguiti successivamente al dipinto.
Nel corso degli anni Cinquanta Trombadori riprende a disegnare paesaggi, quasi mai en plein air e più spesso elaborando nello studio le sue piccole riprese fotografiche appositamente quadrettate. Solo alla fine del decennio riprende a lavorare dal vero, in occasione delle Rassegne di pittura alle quali viene invitato: a Pizzo Calabro, “Vita e Paesaggio a Capo d’Orlando”, a Procida o a Civitella Roveto. Ne sono testimonianza una serie di disegni a penna che recano appuntata in calce la data della loro esecuzione, nei quali con mano precisa egli individua sul foglio le linee essenziali del paesaggio, fermandole sulla carta direttamente e senza ripensamenti.