1945-1968 Dalla Liberazione alla contestazione (III piano – III sezione)

L’arte a Roma nel secondo dopoguerra è caratterizzata dalla compresenza di proposte linguistiche molto diverse e dalla ripresa di rapporti significativi con gli scenari artistici europei e d’oltreoceano. Un ruolo fondamentale per la circolazione delle ricerche internazionali è svolto dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Palma Bucarelli.
Dal punto di vista artistico il filone del realismo, sostenuto da un forte ascendente politico, gode ancora di grande autorevolezza. Anzi, nei difficili anni che seguono la guerra, sembra assumersi il compito di raccontare proprio l’Italia postbellica, fotografandone le città, i cambiamenti, il mondo del lavoro.

Capogrossi

A partire dalla fine degli anni Quaranta Roma assiste anche a un proliferare di gallerie d’arte, spesso d’avanguardia, che s’impongono come luoghi di ricezione delle novità internazionali e veicolo di esportazione della ricerca artistica italiana. In tale clima, gli artisti iniziano ad esplorare in vario modo il territorio dell’arte non figurativa e segnica. Si pensi ad esempio alla ricerca astratta del gruppo Forma 1, giovani e attivi artisti che nel loro manifesto programmatico si dichiarano “formalisti e marxisti, convinti che i termini marxismo e formalismo non siano inconciliabili”. Del resto già alla fine del sesto decennio del secolo, la contrapposizione fra realismo e le varie proposte astratto-concrete lascia il passo all’influenza sempre più penetrante delle ricerche americane, dall’espressionismo astratto al New Dada ai primi sentori della Pop art, interpretati in modo originale dalla cosiddetta “Scuola di Piazza del Popolo”, con Mario Schifano, Franco Angeli e Tano Festa. Artisti che andavano sviluppando idee, concetti e linguaggi originali con un utilizzo più spregiudicato e completamente autonomo di tecniche e materiali. La sperimentazione è evidente anche nel lavoro concettuale di questo periodo di Luca Maria Patella o, da altro punto di vista, nell’utilizzo ideologico di materiali poveri, come il legno di pino di Russia adoperato da Mario Ceroli. Anche a partire da queste novità linguistiche, germoglia il gruppo romano dell’Arte Povera, con la figura cardine, per l’Italia e l’Europa, di Pino Pascali, sperimentatore assoluto che muore a Roma, in un incidente stradale, nel 1968, nel pieno della rivolta e delle nuove istanze culturali del movimento studentesco.

Giulio Turcato,	Rovine di Varsavia, 1948, olio su tela
Dipinto

Giulio Turcato

1948
Manzù (Giacomo Manzoni), Bambina sulla sedia, 1955, bronzo
Scultura

Manzù (Giacomo Manzoni)

1955
Fausto Pirandello, Bagnanti nella rifrazione, 1959, olio su cartone
Dipinto

Fausto Pirandello

1959
Capogrossi Giuseppe, Superficie 572, 1955, tecnica mista e collage

Capogrossi Giuseppe

1955
Leoncillo, Taglio rosso, 1963, cres, ceramica, smalto
Scultura

Leoncillo

1963
Leoncillo, San Sebastiano Nero, 1963, tecnica mista, ceramica, smalto
Scultura

Leoncillo

1963
Vespignani Lorenzo, Case di Trastevere, 1959, inchiostro acquarellato su carta

Vespignani Lorenzo

1959
Mario Ceroli, Goldfinger/Miss, 1964, legno dorato
Scultura

Mario Ceroli

1964
Pino Pascali, Maternità, 1964, tecnica mista

Pino Pascali

1964
Tano Festa, Omaggio a Rothko, 1963, tecnica mista

Tano Festa

1963