1900-1920 Da Ernesto Nathan alla Grande Guerra (I piano - I sezione)

Nel nuovo secolo Roma continua ad offrire agli artisti, così come connaturato nella propria storia millenaria, le prodigiose quinte, la grandezza dei monumenti classici, il fascino delle sue prospettive storiche, ma con qualcosa in più che caratterizzerà l’epoca di Ernesto Nathan, Sindaco della città dal 1907 al 1913.

Mazziniano e anticlericale, cosmopolita, primo Sindaco estraneo alla precedente classe di proprietari terrieri, nobili e non, che aveva governato la città, Nathan cerca di mettere in pratica l’idea di una città nuova, moderna, acculturata, salva dall’ignoranza generalizzata e dalla speculazione edilizia avviata con il trasferimento della capitale (1870). Tale politica si concretizzò con lo sviluppo di nuovi e oculati progetti di riqualificazione e da un intenso sviluppo edilizio, anche fuori le mura, tanto da mutare radicalmente le prospettive visive di Roma stessa. Cambiano l’economia e la società, con il rafforzamento di una ricca borghesia impiegatizia, rampante e acculturata. Cambia anche la visione artistica della città, infatti, la rappresentazione del paesaggio urbano capitolino diviene un genere artistico a se stante, dove quasi naturalmente sono espresse le istanze di quel vasto orientamento culturale che ha nome e identità europea nel Simbolismo e che costituisce, pur nelle diverse accezioni, la sensibilità comune agli artisti proiettati verso la modernità. Inizia così una copiosa produzione di vedute che formerà il nuovo immaginario collettivo europeo, imponendo nella pittura la visione urbana di Roma Capitale. Le nuove grandi arterie stradali, i monumenti nazionali, simboli del nuovo potere politico e quindi dell’Unità d’Italia, entrano così, di prepotenza, nelle opere di, fra gli altri, Onorato Carlandi e Duilio Cambellotti. Così come in quelle degli artisti della Secessione romana, istituita nel gennaio 1912, fra i quali spiccano Arturo Noci, Camillo Innocenti, Amleto Cataldi, Giovanni Prini, Giacomo Balla.
In questa prospettiva e all’interno del vivace fermento culturale di Roma, percepito anche in Europa e che cronologicamente si andrà svolgendo fino all’inizio degli anni Venti, si diversificano anche i luoghi dell’arte e della cultura che prima erano, quasi in esclusiva, appannaggio delle accademie. Gli incontri fra gli artisti, intellettuali e letterati avvengono in sedi meno istituzionali, come le redazioni dei giornali, i caffè - come nel caso del Caffè Greco di via Condotti - ma anche i salotti borghesi, gli studi degli artisti che, in un’ottica decisamente più libertaria, diventano il nuovo centro artistico della cultura romana.

Adolf Hiremy Hirschl, Sic Transit…, 1912
Dipinto

Adolf Hiremy Hirschl

1912
Alla Fonte. La Ninfa del Bosco
Dipinto

Nino (Giovanni) Costa

1862-1897
Conca dei Bufali
Scultura

Duilio Cambellotti

1908-1910
Nel Parco
Dipinto

Amedeo Bocchi

1919
Violette
Dipinto

Enrico Lionne (Della Leonessa)

1913
La Sultana
Dipinto

Camillo Innocenti

(1813)
Il Dubbio
Dipinto

Giacomo Balla

1907-1908
Ritratto di Nathan
Dipinto

Giacomo Balla

1910
Foro Romano/Bozzetto per il trittico Alba Nuova
Dipinto

Onorato Carlandi

1911
L’ultima veglia
Dipinto

Edoardo Gioja

1918