L'Opera del mese - febbraio 2021

Febbraio 2021: Vittorio Grassi (Roma 1878 - 1958) I civettari, 1913 - Olio su tela, cm 231x231 - Inv. AM  7

Vittorio Grassi (Roma 1878 - 1958) I civettari (particolare) 1913 Olio su tela, cm 231x231 Inv. AM  7

Prima che le leggi venatorie lo vietassero categoricamente, era consuetudine utilizzare le civette vive come "esca" per la caccia delle allodole o di altre specie migratorie. I cacciatori catturavano pertanto le civette servendosi di ampie reti e le utilizzavano poi come strumenti di richiamo, legate ad apposite grucce o zimbelliere. I civettari di Vittorio Grassi rappresentano pertanto una scena non inconsueta nell'Agro Romano di inizio Novecento.
Su uno sfondo dominato da tinte rossastre soffuse e sfumate, i civettari incedono curvi, portando in spalla i trespoli dalla forma circolare che serviranno appunto ad elevare i rapaci in posizione visibile e utile ad attirare le prede. Le due figure avanzano solenni sullo sfondo di una campagna morbidamente illuminata dalla luce dell'alba e descritta con accenti ancora romantici e simbolisti.

Il dipinto fu presentato nel 1913 in occasione della Prima Mostra Internazionale d'Arte della Secessione, all'interno di una sala decorata con gufi e galli nei toni grigio-argento e viola; l'allestimento creava perciò una situazione immersiva e coinvolgente, che amplificava lo scenario naturale descritto nell'opera. Il sapiente studio della luce, la composizione asimmetrica in cui le figure giganteggiano in primo piano in posizione decentrata, l'orizzonte basso, conferiscono all'insieme un'intonazione grave e imponente, accentuata, oltre che dalla mole dei due uomini, dall'ampio respiro del paesaggio, dai ruderi e dalle nuvole che si sfilacciano nel cielo sanguigno. Il formato monumentale fuoriesce ampiamente dalle consuetudini della scena di genere, muovendo piuttosto verso la grande pittura realista del secondo Ottocento, nella quale il lavoro diventa un tema di storia contemporanea e i lavoratori eroi del nuovo tempo.

Grassi dimostra qui la sua attitudine poliedrica: pittore, incisore, decoratore, illustratore, disegnatore di vetrate e di arredi di gusto modernista, coniuga in quest'opera una spiccata sensibilità per il paesaggio - l'artista fa parte del sodalizio dei "XXV della Campagna Romana" - con una stesura frammentata vibrante e sensibile alla luce, ricca di spunti divisionisti e secessionisti e attenta agli effetti atmosferici e scenografici.

 

EDIZIONI PRECEDENTI

Guglielmo Sansoni (Tato) - Sensazione di volo
Renato Guttuso - Tetti di Roma
Alberto Savinio (Andrea de Chirico) - Autunno, 1934
Gerardo Dottori, La Natività