Sguardi dell’anima

Allo sguardo, alle emozioni ed espressioni che veicola, al suo dichiararsi, ripararsi, allo sguardo che indaga, cura e protegge, è dedicata questa sezione. Gli occhi e la vista sono, come dichiarò Platone nel Fedro, “il più chiaro dei sensi che si possiede, brillante di una superiore chiarezza”.

Lo sguardo genera un incontro, un colloquio intimo tra chi ritrae e chi del ritratto è oggetto, colmando una distanza che diventa vicinanza, e il rapporto che si crea è tra il soggetto ritratto, il suo esecutore e l’osservatore. Il ritratto è il modo in cui il pittore “cicatrizza” sul volto il fissarsi d’occhi e, catturando una parte della persona raffigurata, ne crea l’immagine eterna, rendendo il visibile oltre l’invisibile: l’incontro dello sguardo di chi quello sguardo osserva ha l’ambizione di eternità. La storia degli sguardi è storia dei ritratti e il ritratto è espressione di una tensione di rapporto che non racconta, ma trattiene per in-trattenere un rapporto esclusivo con sé e gli altri.

 

Sguardi dell’anima

Nel Novecento l’irruzione della fotografia e dell’indagine psicologica trasformano il ritratto non solo in un genere, ma in una rappresentazione della percezione che gli artisti hanno di sé e dell’umanità raccontando quanto l’apparecchio meccanico non era in grado di offrire nel suggerire lo spazio di un sentimento, di un’emozione.

Abili nel catturare al di là della “finestra” dello spazio figurativo un momento rubato nella vita delle donne ritratte - sedute o in piedi, per lo più immobili, con lo sguardo fisso o perso altrove, non sempre identificabili e ordinari per abbigliamento e contesto - gli artisti le scelgono credendo di riconoscervi, in un gioco di spazio interno ed esterno, il loro animo e rivelano attraverso l’attenzione riservata allo sguardo una tale sensibilità per le sfumature del comportamento umano da realizzare una sorta di incursione privata, profondamente empatica, nella vita del ritratto tale da creare empatia tra chi guarda e il soggetto, ove ciò che sembra veramente importante è fermare un attimo che appaia fuggevole.

Attraverso lo sguardo dei personaggi ritratti, pittori e scultori sembrano spiare intimità consapevoli dello sguardo altrui, espressione, a volte, di solitudini esistenziali che, spesse volte, sono quelle degli artisti stessi che, seppur consapevoli della propria “onestà” nella rappresentazione, sono altresì convinti delle oggettive difficoltà – se non impossibilità – di dipingere e scolpire senza mentire.
Per mezzo della forza visiva ed evocativa dello sguardo, oltre che della sua influenza sugli altri da parte di chi guarda su chi è guardato e viceversa, molte delle opere esposte diventano snodi affettivi e mentali che l’artista conosce, prova e restituisce all’osservatore cogliendo ed immortalando particolari sfumature del comportamento femminile in un singolo momento che si fissano così per sempre come semplici attimi che diventano eterni.

Amedeo Bocchi, Nel parco, 1919, olio su tela
Pintura

Amedeo Bocchi

1919
Vincenzo Gemito, Ritratto di Anna Gemito, 1886, terracotta e creta
Escultura

Vincenzo Gemito

1886
Antonio Mancini, Enrica in viola, 1920, olio su tela
Pintura

Antonio Mancini

1920
Filippo Anivitti, Ritratto, (1914), olio su tela
Pintura

Filippo Anivitti

1914
Camillo Innocenti, Vestito viola, 1923, olio su tela
Pintura

Camillo Innocenti

1923
Giacomo Balla, Il dubbio, 1907-1908, olio su carta
Pintura

Giacomo Balla

907-1908
Ettore Colla, Ritratto (Busto di giovinetta), 1926-1927, bronzo
Escultura

Ettore Colla

1926-1927
Primo Conti, Siao Tai Tai (La cinese, Liao Tai Tai), 1924, olio su tela
Pintura

Primo Conti

1924
Ildebrando Urbani, Gelato da passeggio, 1941, olio su tela
Pintura

Ildebrando Urbani

1941