Il chiostro delle sculture

Le sculture della collezione della Galleria d’Arte Moderna sono, senza ombra di dubbio, un patrimonio in parte inesplorato, ma unitario, per tornare a riflettere sulla produzione plastica italiana della prima metà del Novecento. Opere che trovano nuova ampia documentazione e luogo di contemplazione ideale, nel riallestimento del chiostro dell’ex monastero delle Carmelitane Scalze di San Giuseppe a Capo le Case, sede della stessa Galleria.

Il nuovo percorso propone al visitatore capolavori dei più autorevoli protagonisti della scena artistica italiana tra fine Ottocento e anni Trenta del Novecento, fornendo il quadro di un’epoca caratterizzata da radicali trasformazioni estetiche, sociali e politiche.

Il percorso si svolge, infatti, dalle opere di fine Ottocento-primi Novecento, forti di un profondo legame con la tradizione, alla reazione di inizio secolo con la volontà di un creare un’arte decisamente più “moderna”. Dalla scultura degli anni Venti, nel generale clima di ritorno all’ordine e di rivitalizzazione della grande tradizione scultorea italiana, fino al processo di italianità dell’arte avviato durante il regime fascista.

Tradizione e modernità costituiscono quindi il carattere e il filo conduttore delle sculture presenti nel riallestimento del chiostro della Galleria d’Arte Moderna, con in evidenzia l’interesse e il pregio di una collezione che di questo periodo e di queste tendenze è oggi viva testimonianza.

Sculture del Novecento italiano: un percorso estetico
Le opere di scultura della Galleria d’Arte Moderna, patrimonio in parte inesplorato ma unitario per riflettere sulla produzione plastica italiana, trovano ampia documentazione, come luogo ideale, nel chiostro delle Carmelitane Scalze di San Giuseppe a Capo le Case.

Il percorso ripercorre assoluti capolavori tra i più autorevoli protagonisti della scena artistica italiana tra Otto e Novecento fornendo il quadro di un’epoca caratterizzata da radicali trasformazioni sociali, politiche e cruciali avvenimenti storici. Da opere di fine Ottocento, che mostrano ancora un forte legame con la tradizione, si passa ad un’arte più “moderna” che, seppur con diverse correnti e un unico denominatore, volge a scardinare il pesante retaggio accademico.

I primi anni del Novecento vedono nella collezione un consistente nucleo di sculture acquistate presso le esposizioni della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti che, informate alla tradizione classica ma non estranee alle cadenze Liberty e decadenti, recepiscono i nuovi linguaggi espressivi, l’ansia di modernismo, improvvise stilizzazioni ed eleganti soluzioni lineari (Giovanni Prini). Documentata con opere di vasto respiro è la scultura che volge agli anni Venti quando, nel generale clima di ritorno all’ordine, la statua torna ad essere protagonista, incarnando gli ideali di chiarezza rappresentativa, nobiltà e purezza formale nel solco della grande tradizione italiana (Amleto Cataldi, Arturo Dazzi, Tommaso Bertolino). Il processo di italianità dell’arte, avviato durante il regime fascista, porta ad una scultura dove stili e soluzioni prendono in prestito dal passato un novecentismo classicheggiante e decorativo: nel mito della romanità si incarna il desiderio di ordine, disciplina, gerarchia, ma anche l’onestà e la tenacia, le virtù fisiche e morali del popolo e con esse la retorica del mondo contadino e familiare.

Le Quadriennali romane costituiscono il cardine di un sistema espositivo che vede la capitale centro della cultura italiana, vetrina ambita per gli artisti e luogo privilegiato degli acquisti governativi. Con gli acquisti del Governatorato, dal 1931 al dopoguerra, la scultura trova ampio spazio nel momento in cui per la Galleria viene concepita una veste non più solo romana ma nazionale, volta a documentare l’arte del paese nei suoi generi e nelle sue tendenze. Numerose opere, e di gran pregio, vengono acquistate in occasione delle Quadriennali (1931-1943), delle Sindacali (1929-1940) e di numerose altre occasioni espositive. Gli artisti presenti in collezione sono numerosi: da Italo Griselli a Guido Galletti, da Dino Basaldella a Ercole Drei, da Arturo Martini a Marino Marini, fino a Giacomo Manzù. Non minore interesse rivestono le opere di scultura degli anni Quaranta e Cinquanta. Tradizione e modernità costituiscono, in una relazione sempre più mutevole, il carattere della scultura dal tardo Ottocento fino oltre le avanguardie, ma ancor più evidenzia l’interesse e il pregio di una collezione che di queste tendenze è oggi viva testimonianza.

Giovanni Prini,	Gli Amanti, 1909-1913, marmo
Sculpture

Giovanni Prini

1909-1913
Ercole Drei, Il Seminatore, 1937, bronzo
Sculpture

Ercole Drei

1937
Arturo Martini, Il Pastore, 1930, terracotta
Sculpture

Arturo Martini

1930
Amleto Cataldi, Galatea/Fontana, 1925, bronzo
Sculpture

Amleto Cataldi

1925
Sculpture

Girolamo Masini

1882
Italo Griselli, Romolo, 1937-1938, bronzo
Sculpture

Italo Griselli

1937-1938