Amor sacro e amor profano

Nella rappresentazione della donna tra Otto e Novecento si manifestano i segnali delle profonde mutazioni e della progressiva presa di coscienza del mondo femminile che porteranno all’inarrestabile processo di emancipazione da un sistema sociale e familiare di tipo patriarcale verso la consapevole ricerca di una identità e di un’autonomia.

In una realtà in continua trasformazione segnata dal progresso, dalle ricerche scientifiche, dalle contraddizioni del pensiero positivista e la sua crisi, si evidenziano inquietudini culturali che dalla scoperta dell’inconscio e le sue conseguenti ricadute nell’ambito della sessualità e dei ruoli di genere, trovano espressione anche in nuovi linguaggi narrativi. Le lotte per l’uguaglianza e la conquista della parità dei diritti, tra cui quello di voto, che i movimenti femminili sostennero in Europa e negli Stati Uniti, mettono in discussione la convenzionale posizione della donna all’interno della famiglia e della vita culturale e politica.

Amor sacro e amor profano

In letteratura, come nelle arti visive, all’ideale femminile della donna angelicata (G.A. Sartorio, Le Vergini savie e le Vergini stolte, 1890-91; G. Carosi, L’Angelo dei crisantemi, 1921) si affiancano modelli e canoni estetici di derivazione decadentista in cui si confermano stereotipi idealizzanti legati al mito, alla leggenda, al divino (C. Innocenti, La sultana, 1913¸L. Kuzmikl Papini, Judith, 1928). Lilith, Eva, Salomè, Circe, Giuditta, Medea, Cleopatra, Armida sono solo alcuni degli archetipi che nell’immaginario trovano una nuova incarnazione nella figura destabilizzante della donna fatale in cui, ambiguamente, l’aspirazione alla libertà e all’emancipazione convive con l’idea della donna spregiudicata e distruttiva.

La femme fatale, nata dalla fantasia maschile, temuta e desiderata e protagonista di opere letterarie, artistiche, teatrali e cinematografiche, prende le sembianze della donna tentatrice e della donna vampiro, che si nutre dell’energia vitale dell’uomo fino a consumarlo e distruggerlo. Simbolo negativo in una società maschilista la donna fatale nella sua declinazione cinematografica trova però nella figura della diva la sua valenza positiva, un modello di donna indipendente che è in grado di gestirsi da sola, di elevare il suo status sociale e intellettuale diventando lei stessa imprenditrice e artefice del proprio destino.

Attrici capocomiche come Lyda Borrelli che, applaudita interprete teatrale di Salomè, è la prima diva riconosciuta del cinema italiano; veste moderno, ama la velocità dell’automobile e i voli in aeroplano, nelle sale si propone in ruoli che spaziano dai drammi passionali di Ma l’amor mio non muore! alla complessità di personaggi come Alba d’Oltrevita, protagonista di Rapsodia Satanica, con la sua ricca gamma di sfaccettature della passione femminile, vitalistica, erotica e sensuale, fino gli estremi della follia e della morte. Attrici produttrici come Francesca Bertini, Diana Karenn, icone del divismo insieme a Pina Menichelli, Leda Gys, Lina Cavalieri che, fino agli anni Venti, faranno tendenza incidendo sulla moda e sulla società proponendo modelli lontani dai ruoli subalterni tradizionalmente riservati alle donne. Ruoli che tra melodramma e commedia il fascismo riproporrà nel cinema tra gli anni Venti e Trenta, insieme all’immagine convenzionale e rassicurante della donna-madre angelo del focolare.

Giulio Aristide Sartori, Le Vergini savie e le Vergini stolte 1890-1891, olio su tavola
Peinture

Giulio Aristide Sartori

1890-91
Senio, Amor sacro e Amor profano, 1900-19017, matita e acquarello su carta
Peinture

Senio

1900-1917
Giuseppe Carosi, Angelo dei crisantemi (L’Angelo del dolore), 1921, olio su tavola
Peinture

Giuseppe Carosi

1921
Virginia Tomescu Scrocco, Giochi di bambine, 1913-1915, olio su tela
Peinture

Virginia Tomescu Scrocco

1913-1915
Adolfo De Carolis, Donna con fiori (Nudo di donna con rose), 1910, olio su tela
Peinture

Adolfo De Carolis

1910
Istvan Csok, Angolo di studio, 1905-1910, olio su tela
Peinture

Istvan Csok

1905-1910
Camillo Innocenti, La sultana, 1913, olio su tela
Peinture

Camillo Innocenti

1913
Sigmund Lipinski, Odissea, 1910-1920, acquaforte

Sigmund Lipinski

1910-1920
Milena Barilli, Composizione, 1932, olio su tela

Milena Barilli

1932